Problemi nella coppia: colpa del cuore o della testa?

Negli anni di esperienza di lavoro con le coppie una cosa che ha attirato la mia attenzione è vedere come davanti ad uno scontro vissuto l’uomo e la donna, alla mia richiesta di parlarne, raccontassero due situazioni quasi completamente diverse come se avessero proprio vissuto due esperienze differenti.

Questo avviene perché uomo e donna vivono, percepiscono e vedono la vita attraverso modalità diverse e nel bisogno di voler affermare la propria persona e la propria realtà rischiano di entrare letteralmente in collisione con quella dell’altro.

Com’è possibile che uomo e donna codifichino la realtà in modo così diverso? La “colpa” è del cervello!!!
La Neuroscienza ci spiega come il cervello maschile e femminile siano strutturalmente diversi e di conseguenza anche, e soprattutto, funzionalmente diversi. Continua

Rileggendo la promessa: prometto di esserti fedele sempre

Inoltriamoci insieme ancora di più nelle profondità della promessa del nostro Matrimonio, riscambiamo con nostro marito le promesse, facciamo memoria del significato di quelle parole e giorno dopo giorno mastichiamole, elaboriamole, viviamole, percorrendo come una spirale di consapevolezza del nostro essere spose.

Con la grazia di Cristo (è la premessa di ogni promessa), prometto di esserti fedele sempre.
“La fedeltà è l’amore che non si nutre solo di sentimento ma anche e soprattutto di volontà d’amare”, leggevo in un libro di Giovanoli: non “sento” e basta dunque, ma scelgo, voglio e decido di amarti per tutta la mia vita e senza condizioni, senza se e senza ma. Continua

Pregare con le icone: San Giovanni Battista

Ci accingiamo oggi a pregare e meditare contemplando l’icona di San Giovanni Battista.

Il significato del suo nome (dall’ebraico Yohanan) è “Dio ha fatto grazia”, e nei Vangeli possiamo leggere la sua storia descritta con dovizia di particolari: la sua nascita è comunicata nel Tempio (dove il padre Zaccaria era sacerdote) dall’Arcangelo Gabriele, che annuncia un personaggio straordinario, scelto da Dio per preparare la sua venuta (Lc 1,8-25), viene raccontata la storia del suo nome, e sussulta di gioia nel grembo dell’anziana mamma Elisabetta quando la Vergine Maria la saluta (Lc 1. 39-45). Come profetizzato da Isaia, si ritira nel deserto (Is 40, 3-5) per annunciare l’arrivo del Messia, diventando egli stesso l’ultimo dei profeti e potremmo dire quasi il primo martire.

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Perche’ vivere la sofferenza?

Che poi se uno va a sentire parlare di Chiara, lo sa che si deve preparare.
 E io non l’ho fatto, mannaggia a me! Giornata faticosa, impegnativa, ammazza-buon-umore. La cena preparata di fretta. I bimbi piagnucolosi.
Uno lo sa che si deve preparare quando va a sentire parlare di Chiara Corbella Petrillo, lo sa che deve fare un po’ di silenzio.

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Vivere il Vangelo da fratelli in un mondo che cambia

Chi può dire le meraviglie, i miracoli che Dio farebbe con noi e attraverso di noi se osassimo fidarci totalmente di Lui, come ha fatto san Francesco! Dio ha un’incredibile fiducia in noi, nonostante le nostre fragilità, limiti, tradimenti, rinnegamenti… È pronto a “rimetterci in piedi”, a riaprirci le porte della sua casa, a mandarci in tutto il mondo, nonostante l’età, la stanchezza, le delusioni (cfr. Elia: 1Re 19). Abbiamo bisogno di ritrovare questa fiducia, di intuire e di sperimentare, come san Francesco, la presenza viva e paterna di Dio.

Fra’ Giacomo Bini

Giacomo Bini, frate francescano e presbitero appartenente all’Ordine dei Frati Minori (OFM), tornato alla Casa del Padre il 9 Maggio 2014 ha respirato a pieni polmoni l’aria nuova del Concilio Vaticano II e la sua vita ed i suoi scritti sono una sintesi armoniosa di “Spiritualità Francescana” e di “Ecclesiologia di Comunione”.

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Il mistero del dolore e i nostri alleati

Giorni fa mi sono trovata davanti a un interrogativo per me davvero scomodo, che vorrei proporre e provare a approfondire attraverso la vita della santa di cui parleremo oggi.

Ecco la domanda:
Nel condurre la nostra vita di spose, madri, donne cristiane impegnate in famiglia, in parrocchia, nel sociale, siamo davvero pronte a vivere cristianamente le prove e gli eventi drammatici che la vita può riservarci? Abbiamo riempito le nostre lampade come le vergini del Vangelo di Matteo, siamo state previdenti?
Quali sono le armi per combattere e non lasciarci vincere dalla paura, dallo sconforto e dalla tristezza, quei sentimenti che fanno parte della nostra natura e che dobbiamo essere capaci di ascoltare senza diventarne vittime?

Mentre mi rivolgevo queste domande, trovandomi alquanto in difetto, mi sono detta… ci vuole un aiuto… E ho iniziato a riflettere sugli alleati che scelgo quotidianamente, settimanalmente.
Essendo piuttosto giovane nella fede, volentieri attingo dalla vita dei fratelli nella nostra comunità locale e allargando il cerchio a quella dei santi, la cui testimonianza posso leggere in silenzio, quando posso a volte anche la notte, quando le bambine riposano e anche il mio cuore non è distratto.

Ecco che così oggi vorrei conoscere insieme a voi Santa Giovanna Francesca di Chantal.

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Metodi naturali o contraccezione? La paternita’ responsabile

La difficoltà che incontro sia durante i corsi prematrimoniali che durante le consulenze spesso sta nel definire la maternità e paternità responsabile: mi rendo conto che il nostro contesto culturale ci ha portato a fraintendere questa definizione riducendo il problema del fare o meno figli in base alle proprie possibilità economiche, in base all’idea di vita “degna di essere vissuta” che ognuno di noi ha. Continua

Riflessioni di una “mamma-numerosa”

Me lo ricordo come fosse ieri. Ero seduta al tavolino di un bar, insieme ad un’amica, e le stavo esternando le mie numerose preoccupazioni da mamma-in-attesa-del-secondo-figlio. Ero senza dubbio felice di dare un fratellino a mio figlio, ma mi tormentava l’idea che il mio bambino potesse soffrire con l’arrivo del neonato, che diventasse geloso, che lo considerasse un torto più che un dono…

Sono passati circa quattro anni da quel giorno e il mio primogenito è sopravvissuto all’arrivo non di uno bensì di tre fratellini.

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